Le colline
D'elicaone morbide rivedo
qual giorgionesca venere distesa
ed oso risognare il mio ritorno
sereno se pur l'intimo mi pesa
oppresso dal suo greve mezzogiorno .
La mia casa , il cortile ed il verziere
con le piante da frutto e il bosso ch'era
d'uno scricchiolo asilo . Nell'estate
la minuscola selva dei fagioli
dove baccelli a bianchi gruppi stanno
tra le foglie verdastre , e presso un pesco
una pianta di zucca con i fiori
d'uno smagliante giallo . All'intorno
sulle reti metalliche viluppi
fiorenti di campanule soavi
d'un blu sereno e denso . Le coglievo
come cogliessi azzurro da quel cielo
che candore di nubi mi donava
o irridescenti luci rarefatte ...
V'era un cigliegio e v'era un pesco appresso
( fiorite al vento tremule leggere )
e v'era un olmo e un rovere nodoso
( aspre le foglie sopra il tronco rude )
e poi quel bosso gelido di sotto
uno spinoso cespo dove Aprile
vi alitava le sue vaghe rose
all'ombra trasparente di una vite .
La campagna s'apriva poco lungi
e un orticello a lato , in ombra , dove
un candore di gigli m'estasiava .
Di fronte , levigato , un gioco a bocce
vivace la domenica di gente .
Dall'altro lato un campo dove a fine
s'ergeva , quel mutevole sipario
una massa di alberi giganti .
Non chiedevo di più , di meglio , poi
che m'avvertivo in ebrietà silente
di sorpresa in sorpresa .
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